Perché a sorpresa in America spopolano le letture liberiste
Tutti pazzi per i liberisti della Scuola austriaca. Nel momento in cui le grandi corporation sono di nuovo sotto attacco – vedi l’incidente della piattaforma petrolifera del gruppo Bp nel Golfo del Messico – “La strada verso la schiavitù”, il libro che Friedrich von Hayek scrisse nel 1944, torna in cima alle classifiche dei testi più venduti negli Stati Uniti. E la nemesi non è casuale

Tutti pazzi per i liberisti della Scuola austriaca. Nel momento in cui le grandi corporation sono di nuovo sotto attacco – vedi l’incidente della piattaforma petrolifera del gruppo Bp nel Golfo del Messico – “La strada verso la schiavitù”, il libro che Friedrich von Hayek scrisse nel 1944, torna in cima alle classifiche dei testi più venduti negli Stati Uniti. E la nemesi non è casuale.
La scorsa settimana, a promuovere con enfasi la lettura del classico antistatalista e pro libero mercato, è stato infatti Glenn Beck, voce radio-televisiva conservatrice tra le più popolari d’oltreoceano. “Hayek fa notare come il governo totale abbia bisogno di fare ricorso alla propaganda, di indicare qualcuno come capro espiatorio”, con queste parole del presentatore è iniziato il programma ospitato dal canale televisivo Fox News, proseguito poi con due registrazioni di archivio, esemplificative del tipo di “propaganda” cui starebbe ricorrendo il presidente Barack Obama. Prima l’attacco del 2009 ai “gatti grassi” della finanza, poi le immagini degli scorsi giorni nei quali l’inquilino della Casa Bianca si diceva alla ricerca di “culi da prendere a calci” per l’incidente al largo del Golfo del Messico.
Demagogia tira demagogia? Dall’America “profonda” arriva la difesa viscerale della libertà d’impresa. Beck consiglia: “‘La strada verso la schiavitù’; per favore leggete questo libro. Aggiungetelo tra i volumi di cui non potete fare a meno nella vostra biblioteca”. Il pubblico risponde: su Amazon.com, il popolare sito web di acquisti online, il libro diventa il più venduto nel fine settimana ed è ancora oggi in testa; dall’Università di Chicago, che nel 2007 ha curato l’ultima ristampa del classico liberista, dicono di aver venduto 13 mila copie in meno di 24 ore, terminando così gli stock in magazzino. Comprare il libro-manifesto del pensatore austriaco – nel quale si sostiene tra l’altro che “chi possiede tutti i mezzi, controlla automaticamente i fini” – diventa un gesto di sfida nei confronti delle politiche di Washington. Non è la prima volta che accade: tra 2007 e 2009, quando lo stato federale interveniva a suon di trilioni di dollari per salvare le banche o indebitarsi al posto dei privati, tornò tra i principali best seller un romanzo di Ayn Rand del 1957, “La rivolta di Atlante”, manifesto filosofico dell’oggetivismo, oltre che una poetica esaltazione dell’imprenditorialità individuale. “Who is John Galt?”, la domanda ricorrente nel testo della Rand, è lo slogan preferito dai Tea Party, stampato a lettere cubitali sui cartelli appesi al collo dei manifestanti antitasse.
Ma lo scontento per certe scelte obamiane non riguarda soltanto la “pancia” del paese. In vista delle elezioni di mid-term di novembre, il dibattito sulle tasse si fa sempre più pressante. Il primo gennaio 2011 scadranno infatti, a meno che Obama non scelga di prorogarli, i tagli fiscali decisi da George W. Bush per i redditi più alti. Arthur Laffer, teorico dell’economia supply-side ed ex consigliere di Ronald Reagan, sul Wall Street Journal ha già messo in guardia dal rischio di una seconda ricaduta dell’economia nel caso le imposte tornassero a salire. Una ricerca di Goldman Sachs sostiene che il pil potrebbe arretrare di tre punti nel primo trimestre 2011 – rispetto alle stime attuali e in mancanza di altre fonti propulsive di crescita – nel momento in cui gli sgravi fiscali di Bush venissero a mancare. E in quel caso nemmeno lo stimolo all’economia fornito da un altro best seller libertario potrà fare molto.